Andare o restare?

…vorrei …

Ti è mai capitato di lasciarti andare a pensare a quanto bella sarebbe la tua vita, immaginando alcune situazioni come fossi protagonista di una favola?

Eh beh, sì certo, sognare non costa nulla ed è quanto di più bello e più semplice si possa fare: lo facevo sempre quando ero bambina ed ero così brava a interpretare il ruolo di me stessa…

Anche tu?

Tante volte, forse come me, lo fai anche oggi, mentre guidi nel traffico verso il posto di lavoro, mentre la professoressa spiega l’Inferno di Dante Alighieri o dopo l’ennesima litigata con il partner: sogni di essere altrove, di essere qualcos’altro e a volte qualcun altro. Vedi chiaramente i colori del cielo sotto il quale sfreccia nella tua macchina di lusso, i volti delle persone che, intorno a te, si complimentano per l’ottimo lavoro che hai svolto, percepisci il calore dell’abbraccio della persona che ami e che ti ama, ascolti come una melodia il ticchettare delle scarpe da punta mentre salti e volteggi nella tua sala di danza, assapori i profumi della montagna, mentre scivoli a gran velocità lungo il pendio del monte Cervino e distingui ogni singola corda che vibra in te, di fronte allo spettacolo della tua vita.

Ops, no, non è la vita vera.

Niente soldi o niente successo, non sei felici con la persona che hai scelto per accompagnarti nella vita o non sei capace di mettere neanche un piede davanti all’altro, figuriamoci salire sulle scarpe da punta e no, non sai sciare, hai una paura folle persino di provare a mettere un paio di scarponi da sci ai piedi.

Eppure qui, proprio in questo preciso momento, in cui stai pensando a quanto diverso sia ciò che sei da ciò che vorresti essere, o quanto lontano sia il punto in cui vuoi arrivare, hai una scelta: andare o restare. 

Andare rappresenta qualcosa di splendido, ma è un puntino, così piccolo che il più delle volte fai fatica a vederlo; restare è così triste, ma è intorno a te, restare ti fa sentire al sicuro, ti sentiamo te stesso, ti fa pensare che, in fondo, non è poi così male stare dove stai, anche se ci sarebbe di meglio, ma… tra andare restare c’è una cosa gigantesca che ha la forma di un mostro o, a volte di un fantasma, che c’è ma non si vede: la paura.

Non è così?

Le emozioni sono componenti fondamentali della vita, sono ciò che ti fa sentire vivo, ciò che ti dà lo stimolo che muove le nostre giornate. La felicità è l’emozione per eccellenza e stando a quanto recita il dizionario, felicità indica lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri. Non a caso, secondo alcuni studi, le caratteristiche maggiormente associate con la felicità sono collegate ad alcuni aspetti della personalità, quali la fiducia in sé stessi, la sensazione di controllo sulla propria persona e sul proprio futuro.

Lo sapevi?

Secondo alcuni autori, tra cui lo psicologo statunitense Abraham Maslow, lo stato di felicità ti fa percepire con maggiore intensità le sensazioni corporee positive e con minore intensità la fatica fisica, ti permette di sperimentare uno stato di attenzione focalizzata e concentrata e di sentirti maggiormente consapevole delle tue capacità. Ogni persona ha un proprio modo di guardare al futuro, chi con preoccupazione e ansia e chi con spirito combattivo e con entusiasmo.

E quindi, che cambia?

Nell’ambito della psicologia, molte ricerche hanno investigato sul se e come questi due diversi modi di guardare la vita possano avere delle ripercussioni sul benessere psico-fisico delle persone.

Sembrerebbe che le persone ottimiste rendano meglio nello studio, nel lavoro e nello sport, che siano più abili nei test attitudinali e tendano a ln essere scelte più spesso rispetto ai pessimisti quando concorrono a cariche politiche o dirigenziali. Per farsi ben invidiare dalle persone pessimiste, sembrerebbe, inoltre, che gli ottimisti godano di uno stato di salute eccezionalmente buono.

E come mai?

Il corpo umano è una macchina perfetta, un insieme di sistemi interconnessi e tra loro interdipendenti: in esso nulla accade per caso.

Il motivo per cui quelle immagini sulle quali ti soffermi assorto sono così nitide, i suoni così chiari e le sensazioni così profonde, è che sono ciò di quanto più profondo ti appartiene: sono le chiavi della porta della tua vita, sono tante, di colori e forme diversi ed è difficile capire quali serrature esse aprano.

Ho detto che è difficile, tuttavia, non impossibile.

Andare, prendere in mano quel mazzo di chiavi, per corrisponderle ognuna alla rispettiva serratura, o… Restare, lasciarlo in tasca, a darti fastidio, ogni volta che ti metti seduto.

Tu cosa fai, vai  o resti?

Dimmelo nei commenti e condividi con me la tua esperienza!

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